Showing posts with label italiano. Show all posts
Showing posts with label italiano. Show all posts

Friday, 7 March 2014

giulietto chiesa: si deve vendere l'italia

.
http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2014/3/5/RETROSCENA-Giulietto-Chiesa-Renzi-lo-hanno-voluto-gli-Usa-per-vendere-l-Italia/475958/

RETROSCENA/ Giulietto Chiesa: Renzi lo hanno voluto gli Usa per vendere l'Italia  

5 marzo 2014


Intervista a Giulietto Chiesa

"È tutto spettacolo". Così Giulietto Chiesa, giornalista e politico storicamente di sinistra, commenta l'operazione Renzi, spinto a Palazzo Chigi dalla mano degli States per rispondere agli interessi di Wall Street e per amicarsi Italia, preziosa pedina, nello scacchiere che vede contrapposti gli Usa alla Germania della Merkel. "Io credo che Renzi sia la persona più adatta per fare una politica filoamericana. D’altronde lo ha rivelato lui stesso quando si è paragonato a Tony Blair, che è stato un servo degli Stati Uniti" continua Chiesa.

Dietro l’ascesa di Matteo Renzi a Palazzo Chigi non c’è solo De Benedetti. Pare che una spinta importante sia arrivata anche dagli States, direttamente dalla Casa Bianca…

Io credo che Renzi sia la persona più adatta per fare una politica filoamericana. D’altronde lo ha rivelato lui stesso, senza esitazioni, quando si è paragonato a Tony Blair, che è stato un servo degli Stati Uniti: se lo vuole imitare vuol dire che ha questa intenzione. Del resto il personaggio, per come si presenta, punta molto in alto e siccome i padroni universali stanno là, dalle parti di Wall Street, immagino che voglia puntare proprio verso quella direzione. È dunque facile capire perché Obama è ben felice che Renzi sia al potere (e che possibilmente vi rimanga).

Prima c’era Letta che è sempre stato etichettato come l’uomo delle banche; a un certo punto non è più andato bene. Perché?

Enrico Letta era un uomo della vecchia guardia. Bisogna fare attenzione ai particolari: Letta, a differenza di Obama, è andato a Sochi. Queste cose, per chi ha il comando, sono molto interessanti; si misurano tra di loro con i dettagli. Letta ha fatto un errore a partecipare alle Olimpiadi invernali in Russia: ma come? Cosa ci è andato a fare? Non si devono fare queste cose... Renzi non ci sarebbe mai andato, ecco la differenza. Da queste piccole cose si possono capire le preferenze dei padroni del vapore, che un tempo erano più duttili e civili e adesso, invece, stanno diventando sempre più prepotenti, pretendendo servitori molto più fedeli.

Renzi, come uomo "scelto" dagli Stati Uniti, va collocato nel puzzle dello scontro politico economico Germania-Usa? Obama, più volte, ha criticato la linea Merkel…

Io penso che lo scontro Germania-Stati Uniti sia in corso da tempo ed entrambi i Paesi fanno i propri rispettivi interessi. Siccome la Germania è molto forte in Europa, se io fossi al posto di Obama cercherei di accerchiarla, togliendole ogni aiutante di campo, isolandola. È un’operazione, ripeto, in corso da tempo. Per esempio...

Prego.

La guerra di Libia è stato un episodio in cui i grandi alleati americani, Francia e Gran Bretagna, si sono messi in campo, mentre la Merkel non è andata in Libia a combattere al fianco degli Usa e della Nato. Il terzo protagonista europeo – di un certo peso economico e storico – è l'Italia. Conquistare pienamente l'Italia in una visione esclusivamente atlantica è una mossa che può avere un grande significato per il futuro. E io credo che a Washington stiano pensando proprio a questo.

Dunque Renzi come pedina fondamentale in questo scacchiere di rapporti di forza?

Io non ho un solo documento a sostegno di questa tesi – sono cose che rimangono all’interno di colloqui segretissimi –, ma la mia impressione generale è che se Enrico Letta fosse uguale a Renzi non lo avrebbero certo cambiato; lo hanno fatto perché Renzi è molto più filo-americano.

Dovrà dare qualcosa in cambio?

È al potere con tutti i vantaggi del caso. Lo scambio è: "tu stai al potere e noi facciamo quello che vogliamo fare". In questi casi non è mai questione di gratitudine: quanto dai, tanto avrai…

Qualche settimana fa il Financial Times e il Wall Street Journal hanno speso belle parole per Renzi. Ultimamente il fondo (americano) Blackstone ha acquistato partecipazioni in Versace e Intesa San Paolo e il magnate (americano) George Soros il 5% di Immobiliare grande distribuzione. È un caso?

Mi sembra che, appunto, siano tutti elementi che vadano in questa direzione. I grandi proprietari universali – come li chiama Luciano Gallino – si consultano, si parlano e si danno segnali. Ecco, questi sono tutti segnali in questo senso: maggiore simpatia e sicurezza verso un governo (meno tedesco e più americano) che dà garanzie più precise e complete.

Quello degli Stati Uniti potrebbe essere una sorta di nuovo "Piano Marshall"?

Ma qui non c'è alcuna politica di investimenti a difesa della libertà. Adesso si devono fare le privatizzazioni, a questo starà pensando il nostro premier. Si deve vendere l'Italia: questo è il progetto. I grossi pescecani della finanza aspettano proprio questo. A dire il vero, lo aveva detto anche Letta, ma siamo al discorso di prima: ci sono quelli che eseguono gli ordini senza tirare le briglie e chi – poco gradito – le tira. Semmai...

Dica.

L’unico Piano Marshall possibile in questo momento sarebbe cambiare le regole della finanza internazionale: mettere fuori legge gli off-shore, congelare per i prossimi 50 anni un'ingente massa di derivati e così via. Insomma, tutta una serie di medicine – inevitabili e inesorabili – che naturalmente modificherebbero il quadro degli equilibri finanziari a svantaggio di Wall Street, motivo per il quale non si faranno mai.

Cosa si farà invece?

All’ordine del giorno, ribadisco, ci sono le immediate privatizzazioni di quasi tutto il patrimonio industriale (e anche immobiliare e artistico-culturale) italiano: è questo che ci dobbiamo aspettare secondo la strategia dei 50 miliardi del Fiscal Compact. Gli orizzonti sono questi. Renzi è qui per eseguire i compiti che furono assegnati a Mario Monti.

È un bene o un male per l’Italia?

Se ci si riferisce alla finanza internazionale è un bene, ma se ci si riferisce alla condizione umana e materiale del popolo italiano è un male. Non può essere un fatto positivo, la gente si aspetta tutt'altro. Naturalmente molti non hanno ancora capito, perché le dinamiche mediatiche con le quali si promuovono queste operazioni convincono milioni di persone che questo sia un uomo nuovo, giovane e affascinante che mette otto donne del governo. Figuriamoci...

Il suo giudizio è dunque negativo.

È tutto uno spettacolo, e la gente, che non ne conosce le regole, ci casca. Poi piange, a danno fatto. Nell'immediato Renzi prenderà un sacco di voti, tutti dovuti alla speranza disperata della gente di cavarsela. Una volta per svelare gli altarini ci volevano 5 o 6 anni, oggi in molto meno tempo: fra un anno saremo già lì a fare i conti. L’accelerazione della crisi rende il tutto molto trasparente...

Fabio Franchini

Thursday, 13 February 2014

italia: e ora legalizzare la cannabis

.
http://ilmanifesto.it/una-sentenza-stupefacente/
http://www.radicali.it/rassegna-stampa/una-sentenza-stupefacente

Una sentenza stupefacente

Eleonora Martini,
12.2.2014


La Consulta boccia la Fini-Giovanardi: incostituzionale. Illegittima la conversione parlamentare del decreto sulle Olimpiadi di Torino. «E ora legalizzare la cannabis» Lo chiedono i Radicali mentre il Pd apre a una vera riforma della legislazione sulle sostanze

  Inco­sti­tu­zio­nale. La legge Fini-Giovanardi è stata spaz­zata via dalla Con­sulta e non, come avrebbe dovuto essere, dalla poli­tica, dopo otto anni di pene abnormi che nes­suno potrà ripa­gare. Otto anni di sof­fe­renze per migliaia di per­sone entrate nel cir­cuito penale e san­zio­na­to­rio, recluse, morte per­fino, a causa del furore ideo­lo­gico delle destre e dell’ignavia del cen­tro­si­ni­stra (solo il mini­stro Paolo Fer­rero, con l’ultimo governo Prodi, tentò inu­til­mente di can­cel­larla), e a tutto bene­fi­cio dei nar­co­traf­fi­canti. La Corte costi­tu­zio­nale ieri ha dichia­rato ille­git­tima la legge 49/2006 «per vio­la­zione dell’art. 77, secondo comma, della Costi­tu­zione, che regola la pro­ce­dura di con­ver­sione dei decreti-legge». Un qua­dro nor­ma­tivo che, come ha già ricor­dato il mani­fe­sto in que­sti giorni, venne intro­dotto for­za­ta­mente — ricor­rendo al voto di fidu­cia — durante l’iter par­la­men­tare di con­ver­sione del decreto sulle Olim­piadi inver­nali di Torino con gli arti­coli 4–bis e 4–vicies ter, dichia­rati inco­sti­tu­zio­nali ieri dagli ermel­lini, e che riscrisse com­ple­ta­mente gli arti­coli 73, 13 e 14 del Testo unico sugli stu­pe­fa­centi, il dpr 309/90. Per entrare nei det­ta­gli biso­gnerà atten­dere le moti­va­zioni della Corte che saranno scritte dal giu­dice rela­tore Marta Car­ta­bia, ma è chiaro fin d’ora che l’equiparazione delle sostanze leg­gere a quelle pesanti, poste in un’unica tabella nella Fini-Giovanardi, e delle con­dotte — la deten­zione per uso per­so­nale assi­mi­lata allo spac­cio – sono ormai carta strac­cia. Per­ché torna a rivi­vere la pre-esistente nor­ma­tiva, la Jervolino-Vassalli emen­data dal refe­ren­dum pro­mosso dai Radi­cali nella pri­ma­vera del 1993, secondo la quale non è puni­bile la deten­zione a scopo di uso per­so­nale, qual­siasi sia il quan­ti­ta­tivo (venne abo­lita la «dose media gior­na­liera» che era la soglia per la con­fi­gu­ra­zione del reato di spac­cio) e per qual­siasi sostanza.  La col­ti­va­zione di mari­juana però resta ancora un reato puni­bile con san­zioni penali ele­vate, per­ché anche per la Jervolino-Vassalli viene equi­pa­rata allo spac­cio. Le pene però sono ridotte da 2 a 6 anni di car­cere (per la Fini-Giovanardi erano da 6 a 22), men­tre per il traf­fico di cocaina, eroina o dro­ghe sin­te­ti­che sono pre­vi­sti dagli 8 ai 20 anni di reclu­sione. Ora si spera che la dif­fe­ren­zia­zione dei reati e delle pene fac­cia tor­nare rapi­da­mente ad un mer­cato sepa­rato tra sostanze leg­gere e pesanti, come era prima del feb­braio 2006. Anche se in Par­la­mento giac­ciono già alcuni dise­gni di legge — in par­ti­co­lare quello del depu­tato di Sel, Daniele Farina, che pre­vede la depe­na­liz­za­zione delle dro­ghe leg­gere, giunto in com­mis­sione Giu­sti­zia — la segre­ta­ria dei Radi­cali ita­liani, Rita Ber­nar­dini, sol­le­cita la lega­liz­za­zione della can­na­bis. «Per quanto mi riguarda, da plu­ri­pre­giu­di­cata come Pan­nella e altri radi­cali, con­ti­nuerò a disob­be­dire fino a che i malati e i con­su­ma­tori saranno costretti dalla legge a rifor­nirsi al mer­cato cri­mi­nale», aggiunge Ber­nar­dini che si è auto denun­ciata a Fog­gia per la col­ti­va­zione di alcune piante di mari­juana senza però aver otte­nuto l’arresto. D’altronde, se Mat­teo Renzi man­tiene la parola — «Lega­liz­zare l’erba? Prima via la Fini-Giovanardi», aveva detto poco più di un mese fa — i tempi sono maturi. Nel Pd, per esem­pio, in molti hanno chie­sto ad Enrico Letta di giu­sti­fi­care la scelta di schie­rare l’avvocatura dello Stato davanti alla Con­sulta a difesa della legge più car­ce­ro­gena di que­sti tempi.  Basti pen­sare infatti che circa il 40% dei dete­nuti, 24.273 per­sone al 31 dicem­bre 2013 sono in car­cere per vio­la­zione della legge inco­sti­tu­zio­nale. Men­tre 8.657 sono in custo­dia cau­te­lare e 59 inter­nate, come risulta dalla rela­zione al Par­la­mento della mini­stra di Giu­sti­zia, Anna­ma­ria Can­cel­lieri. Numeri più o meno sta­bili dal 2007 in poi: secondo i dati del Dap, il picco di dete­nuti per reati legati agli arti­coli 73 e 74 della legge si è avuto nel 2011, con 27.459 reclusi. Anti­gone però stima che attual­mente i car­ce­rati per deten­zione per­so­nale di dro­ghe leg­gere siano circa 10 mila.  Cosa suc­ce­derà a que­sto eser­cito di per­sone? Secondo alcuni giu­ri­sti, come l’avvocato Michele Pas­sione dell’Osservatorio car­cere dell’Unione delle Camere penali ita­liane, non c’è nes­sun auto­ma­ti­smo nell’esecuzione della sen­tenza della Con­sulta, ma i con­dan­nati in vio­la­zione della legge Fini-Giovanardi potreb­bero chie­dere il rical­colo della pena con la nor­ma­tiva pre esi­stente. Non la pensa così l’avvocato Gio­vanni Maria Flick (vedi inter­vi­sta in que­ste pagine). Un lavoro che rica­drebbe sulle spalle dei giu­dici dell’esecuzione, senza dover ricor­rere a un nuovo dibat­ti­mento, ma che comun­que inta­se­rebbe ulte­rior­mente i tri­bu­nali. Ecco per­ché i Radi­cali — e non solo — tor­nano a chie­dere l’amnistia e l’indulto, «ora neces­sari più che mai».




Droga: Pannella, "Renzi? Ha fatto come il Pci con il divorzio..."

(AGI) Roma, 12 feb. 

"Noi Radicali abbiamo raccolto le firme per abrogare con un referendum la legge Fini-Giovanardi, su cui ora e' intervenuta la Corte costituzionale, che pero' ha sollevato soprattutto questioni che non riguardano il merito della normativa". Marco Pannella mette i puntini sulle i e rimprovera "il 'Grande Renzi'" che "invece, ostentatamente, non ha firmato i nostri referendum che avremmo potuto vincere, affermando che e' il Parlamento a dover decidere". E all'attuale segretario Pd tocca questa reprimenda: "Proprio come fece il Pci all'epoca del referendum sul divorzio, perche' per il Pci il referendum era una jattura". Sempre dai microfoni di Radio Radicale, intervistato sulla sentenza con cui la Corte Costituzionale ha bocciato la legge Fini-Giovanardi sulla droga, Pannella ricorda, inoltre, che "tra le firme raccolte dai Radicali sugli ultimi quesiti referendari c'e' stata, invece, anche quella di Silvio Berlusconi". "Nel 1993, quando vinse il nostro referendum sulla legge Jervolino-Vassalli, su cui avevamo raccolto le firme grazie al Coordinamento radicale antiproibizionista, si espressero a favore di un appello per il 'si'' anche personalita' della Lega come Calderoli, per non parlare di esponenti del Partito liberale come Alfredo Biondi e Paolo Battistuzzi. Ora che ci si interroga sulla eventuale 'staffetta' tra Letta e Renzi - e' la considerazione dello storico leader Radicale - c'e' davvero qualcuno in grado di dire quali siano le differenze tra visioni e obiettivi? Come ha detto giustamente il presidente Napolitano, e' il Pd che deve decidere, ma la verita' e' che il confronto e' sul nulla".



Governo: Pannella, direzione Pd e' stata un disastro

Roma, 13 feb. (Adnkronos)

"L'andamento della direzione del Pd costituisce la prova di un disastro: non c'è nulla di quello che, nell'esercizio di supremo garante del diritto e dei diritti nel nostro Paese, il presidente della Repubblica ha indicato non come doveri ma obblighi rispetto ai quali non c'è un solo giorno da perdere". Lo ha detto Marco Pannella a Radio Radicale. "Non c'è in tutto il dibattito un solo accenno a questo, al fatto che il nostro stato è da decenni considerato dalle istanze democratiche internazionali e dalla giurisdizione - ha proseguito Pannella - uno stato tecnicamente in flagranza criminale rispetto a tutto il diritto positivo contemporaneo e della Costituzione italiana".  "E' un disastro (...) c'è un requiem che va registrato, quello che ha recitato il grande maieuta fiorentino, il compagno Matteo Renzi che ha rifiutato la firma ai dodici referendum civili, democratici, dei quali Berlusconi aveva pubblicamente dichiarato, salvo poi il suo partito fotterlo anche lui", conclude Pannella.



Domani (...) presenteremo formale incriminazione dello stato italiano per violazione di tutti i diritti positivi teoricamente vigenti , da quelli internazionale, a quello europeo a quello nazionale”. Lo ha detto questa sera a Radio Radicale Marco Pannella

Sunday, 18 November 2012

israel veut deporter les palestiniens en jordanie

.
http://www.voltairenet.org/article176613.html

 italiano 

Pourquoi une nouvelle guerre contre Gaza?

À nouveau Israël attaque Gaza et les médias internationaux relaient des images de désolation. Cependant la sidération que provoque l’horreur quotidienne de cette nouvelle guerre ne doit pas nous empêcher de l’analyser et d’en comprendre les objectifs. Thierry Meyssan répond à cette question. 

Thierry Meyssan
Damas, 17 novembre 2012

JPEG - 16.6 ko

Le 14 novembre 2012, les Forces armées israéliennes ont lancé l’opération « Colonne de Nuées » contre les installations administratives et militaires du Hamas dans la Bande de Gaza. Dès le premier jour, elles ont assassiné Ahmed Jaabari, numéro 2 de la branche armée de l’organisation palestinienne. Elles auraient également détruit des rampes de lancement souterraines de missiles sol-sol Fajr 5.
« Colonnes de Nuées » a rapidement pris une grande ampleur, l’aviation israélienne multipliant les bombardements. L’état-major israélien a procédé au rappel de 30 000 réservistes, rapidement étendu à 75 000 hommes au risque de désorganiser l’économie. De la sorte, Israël se met en capacité d’envahir la Bande de Gaza avec des troupes au sol. Cette situation appelle plusieurs explications.

Pourquoi maintenant ?

Tel-Aviv prend l’initiative alors que le pouvoir à Washington est partiellement vacant. On attend la nomination de nouveaux secrétaires d’État et à la Défense. Possiblement, il s’agirait de l’ambassadrice Susan Rice et du sénateur John Kerry. Cependant, une âpre lutte, par presse interposée, tente de disqualifier Mme Rice. Quoi qu’il en soit, les secrétaires d’État et à la Défense sortants sont affaiblis et leurs successeurs ne sont pas encore nommés.
Identiquement Tel-Aviv avait pris une initiative similaire, l’opération « Plomb durci », lors de la période de transition entre les présidents Bush Jr. et Obama.
Certains commentateurs évoquent aussi la proximité des élections législatives israéliennes et laissent entendre que Benjamin Netanyahu et Avigdor Lieberman cherchent à parfaire leur image de faucons intransigeants.
C’est peu probable. En effet, ils lancent cette attaque sans en connaître à l’avance le résultat. Or, en 2008-2009, l’échec de « Plomb durci » fut fatal au gouvernement d’Ehud Olmert.

Dans quel but ?

Traditionnellement les Forces armées israéliennes adaptent leurs objectifs de guerre aux occasions qui se présentent.
Au minimum, il s’agit d’affaiblir la Résistance palestinienne en détruisant infrastructures et administrations dans la Bande de Gaza, comme cela est fait à intervalles plus ou moins réguliers. Cependant, l’affaiblissement du Hamas sera automatiquement profitable au Fatah en Cisjordanie ; et ce dernier ne manquera pas de pousser un peu plus loin sa revendication de reconnaissance d’un État palestinien par les Nations Unies.
Au maximum, « Colonne de Nuées » peut ouvrir la voie à un vieux plan sioniste : la proclamation de la Jordanie comme État palestinien, le transfert de la population de Gaza (voire aussi de Cisjordanie) en Jordanie, et l’annexion des territoires vidés. Dans ce cas, l’opération militaire ne doit pas viser indistinctement tous les responsables du Hamas, mais uniquement ceux qui sont opposés à l’ancien chef politique de l’organisation, Khaled Mechaal. Ce dernier étant appelé à devenir le premier président d’un État palestinien de Jordanie.

Les troubles en Jordanie sont-ils liés ?

La guerre de Syrie a étouffé l’économie jordanienne. Le Royaume s’est rapidement endetté. Le gouvernement a annoncé le 13 novembre (c’est-à-dire la veille du déclenchement de « Colonne de Nuées ») une hausse des prix de l’énergie allant jusqu’à 11 % pour les transports publics et 53 % pour le gaz domestique. Cette nouvelle a alimenté un mouvement de contestation qui existe à l’état rampant depuis le début de l’année. Immédiatement, environ la moitié des 120 000 professeurs des écoles publiques ont fait grève.
Vendredi 16, plus de 10 000 personnes ont manifesté au cœur d’Amman aux cris de : « La liberté vient de Dieu ! », « Abdallah ton temps est révolu ! », «  Le peuple veut la chute du régime ! ». Le cortège est parti de la mosquée Husseini et était encadré par les Frères musulmans.
Les Frères musulmans, qui ont conclu un accord avec le département d’État US et avec le Conseil de coopération du Golfe, sont déjà au pouvoir au Maroc, en Tunisie, en Libye, en Égypte, et à Gaza. En outre, ils contrôlent la toute nouvelle Coalition nationale syrienne. Ils ambitionnent de gouverner la Jordanie avec ou sans le roi Abdallah II.
Le plus célèbre des Frères musulmans jordanien est Khaled Mechaal, ancien chef de la branche politique du Hamas. Mechaal a vécu en exil de 2001 à 2012 à Damas, sous la protection de l’État syrien. En février 2012, il a soudain accusé le gouvernement de Bachar el-Assad de réprimer son propre peuple et a choisi de déménager au Qatar où l’émir Hamad al-Thani s’est montré particulièrement généreux avec lui.

Les troubles en Syrie sont-ils liés ?

En juin dernier, un accord de paix a été conclu à Genève par les grandes puissances. Toutefois, il a été immédiatement saboté par une faction US qui a organisé des fuites dans la presse à propos de l’implication occidentale dans les événements, forçant ainsi le médiateur Kofi Annan à démissionner. Cette même faction a alors par deux fois tenté d’en finir militairement en organisant deux attaques massives de Damas, le 18 juillet et le 26 septembre. Au vu de ces échecs, l’administration Obama est revenue à l’accord initial et s’est engagée à le mettre en œuvre après l’élection présidentielle et le changement de cabinet.
L’accord prévoit le déploiement d’une Force de paix des Nations Unies, principalement composée de contingents de l’Organisation du Traité de sécurité collective (OTSC). Cette force aurait pour mission de séparer les belligérants et d’arrêter les jihadistes étrangers introduits en Syrie. En laissant la Russie se réinstaller au Proche-Orient, Washington espère se soulager du fardeau de la sécurité d’Israël. La Russie veillerait à ce que l’État sioniste ne soit plus attaqué et à ce qu’il n’attaque plus personne. Le retrait militaire US du Proche-Orient pourrait donc se poursuivre et Washington retrouverait une marge de manœuvre qu’il a perdue du fait de son tête-à-tête permanent avec Tel-Aviv.
Dans cette perspective, les partisans de l’expansionnisme israélien doivent agir à Gaza, et éventuellement en Jordanie, avant le déploiement russe.

Quels sont les premières conclusions de la guerre en cours ?

La guerre a mis à l’épreuve la défense anti-aérienne israélienne. L’État sioniste a investi plusieurs centaines de millions de dollars dans la création du « Dôme d’acier », un système capable d’intercepter toutes les roquettes et missiles tirés depuis Gaza ou le Sud du Liban.
Ce dispositif est apparu inopérant lorsque le Hezbollah a envoyé un drone survoler la centrale de Dimona ou lorsqu’il a testé des missiles sol-sol Fajr-5.
Durant les trois premiers jours de « Colonne de Nuées », le Hamas et le Jihad islamique ont riposté aux bombardements israéliens par des salves de roquettes et missiles. Le « Dôme d’acier » serait parvenu à intercepter 210 tirs sur un peu plus de 800. Cependant cette statistique ne signifie pas grand chose : le dispositif ne semble capable d’intercepter que des roquettes assez primitives, comme les Qassam, et être inadapté à tout armement un tant soit peu sophistiqué.

Tuesday, 11 September 2012

italian top judge imposimato: icc to investigate 911

.
http://www.journalof911studies.com/resources/2012-September---Imposimato-letter.pdf

http://www.globalresearch.ca/president-of-italys-supreme-court-to-refer-911-crimes-to-international-criminal-court/

President of Italy’s Supreme Court To Refer 9/11 Crimes To International Criminal Court

Journal of 9/11 Studies

September 2012

Ferdinando Imposimato is the Honorary President of the Supreme Court of Italy and a
former Senator who served on the Anti-Mafia Commission in three administrations. He is
the author or co-author of seven books on international terrorism, state corruption, and
related matters, and a Grand Officer of the Order of Merit of the Republic of Italy.


The 9/11 attacks were a global state terror operation permitted by the administration of the USA, which had foreknowledge of the operation yet remained intentionally unresponsive in order to make war against Afghanistan and Iraq. To put it briefly, the 9/11 events were an instance of the strategy of tension enacted by political and economic powers in the USA to seek advantages for the oil and arms industries.

Italy too was a victim of the “strategia della tensione” of the CIA, enacted in Italy from the time of the Portella della Ginestra massacre in Sicily in 1947 until 1993.

There is much evidence of this strategy, both circumstantial and scientific.

The reports of the National Institute of Standards and Technology (NIST), November 20, 2005, set forth the following conclusions. The airplanes that struck each of the twin towers caused a breach as well as an explosion evidenced by a giant fireball. The remaining jet fuel flowed onto the lower floors, sustaining the fires. The heat from the fires deformed the building structures and both towers collapsed completely from top to bottom. Very little that was of any size remained after these events except steel as well as aluminum fragments and the pulverized dust from the concrete floors.

World Trade Center 7 also collapsed--in a way that was inconsistent with the common experience of engineers. The final NIST report claimed that the plane strikes against the twin towers were responsible for all three building collapses: WTC1, WTC2 and WTC7. All three buildings collapsed completely, but Building 7 was not hit by a plane. WTC7’s collapse violated common experience and was unprecedented.

The NIST report does not analyze the actual nature of the collapses. According to experts at the Toronto Hearings (Sept. 8-11, 2011), the collapses had features that indicate controlled explosions. I agree with architect Richard Gage and engineer Jon Cole, both highly experienced professionals, who have arrived at their conclusions through reliable tests, scientific proof, and the visual testimony of people above suspicion, including firefighters and victims. The authoritative theologian David Ray Griffin has described very precisely why the hypothesis of controlled demolition should be taken into consideration. Various witnesses heard bursts of explosions.

According to NIST the collapse of Building 7 was due to fires provoked by the collapse of the twin towers. Chemist and independent researcher Kevin Ryan, however, has demonstrated that NIST gave contradictory versions of the collapse of Building 7. In a preliminary report NIST declared that WTC7 was destroyed because of fires provoked by diesel fuel stored in the building, while in a second report this fuel was no longer considered the cause of the building’s collapse. Additional comments on the NIST version of events have been made by David Chandler, another expert witness at Toronto Hearings. Despite NIST’s claim of three distinct phases of collapse, Chandler pointed out that many available videos show that for about two and a half seconds the acceleration of the building cannot be distinguished from freefall. NIST has been obliged to agree with this empirical fact as pointed out by Chandler, and now understandable by everyone.

Peter Dale Scott, another witness at the Hearings, demonstrated that there was a systematic CIA pattern of withholding important information from the FBI, even when the FBI would normally be entitled to it. Furthermore, there is additional evidence against George Tenet and Tom Wilshire. According to the former White House chief of antiterrorism, Richard Clarke (interview given on French and German TV as part of a documentary by Fabrizio Calvi and Christopf Klotz, August 31, 2011 as well as the interview with Calvi and Leo Sisti, “il fatto quotidiano”, Aug. 30, 2011) the CIA was aware of the imminent attack of 9/11.

Moreover, since 1999 the CIA had investigated Khalid al-Mihdhar and Nawaf al-Hamzi, both Saudis who were associated with the American Airlines plane that hit the Pentagon. The CIA had been informed that Khalid al-Mihdhar and Nawaf al-Hamzi had arrived in the USA in early 2000. It is legitimate to deduce that Tenet, chief of the CIA, and Wilshire, according to Peter Dale Scott a “key figure” in Alec Station blocked the efforts of two FBI agents—Doug Miller and Mark Rossini—to notify the FBI center that one of the participants in the Kuala Lumpur meeting, al-Mihdhar, got a US visa through the United States consulate in Jeddah. Professor Scott, basing himself on Kevin Fenton’s research, mentions 35 different occasions when the hijackers were protected in this fashion, from January of 2000 to September 5, 2001. With reference to the earlier of these incidents, the motive of this protection was evidently, according to Fenton, “to cover a CIA operation that was already in progress.”

Further circumstantial evidence against Tenet and Wilshire is the following. On July 12, 2001 Osama bin Laden was in American Hospital in Dubai. He was visited by a CIA agent. This information was given to Le Figaro, which also reported that bin Laden had been operated on in this hospital, having arrived from Quetta, Pakistan. This information was confirmed by Radio France International, which disclosed the name of the agent who met bin Laden—Larry Mitchell. Tenet and Wilshire, aware of the presence of bin Laden in the United Arab Emirates, failed to have him arrested and extradited, although FBI and CIA documents held him responsible for massacres in Kenya and Tanzania.

Insider trading is further strong evidence against the CIA, FBI and the US government. Articles by Professor Paul Zarembka, as well as by Kevin Ryan and others, prove such insider trading took place in the days immediately prior to the attacks. Yet this insider trading has been denied by the FBI and the 9/11 Commission.

Additional evidence against the CIA and the US administration is the following. Atta, at least since May 2000, was under CIA surveillance in Germany, according to the 9/11 Commission, both because he was accused since 1986 of attempts against Israel and because he had been surprised while purchasing great quantities of chemical products for use in explosives in Frankfurt (The Observer, Sept. 30, 2001). He was investigated by the Egyptian Secret Service and his cellular phone tapped. On November of 1999 Mohammed Atta left Hamburg, went to Karachi, Pakistan and then to Kandahar. Here he met bin Laden and Sheikh Omar Saeed (Homeland Security Global Security.org, “Movements of Mohammed Atta”). After June 2000 the USA continued to monitor Atta, intercepting his conversations with Sheikh Khalid Sheikh Mohammed, considered the director of 9/11, who lived in Pakistan.

Strong evidence that the CIA was aware of Atta’s irregular movements from the USA to Europe and within the USA is the declassified CIA document sent by the Agency to G.W. Bush (President’s Daily Brief). This document, dated August 6, 2001, says: “Bin Laden Determined to Strike in US.” It continues:

“Clandestine, foreign government, and media reports indicate bin Laden since 1997 has wanted to conduct terrorist attacks in the United States. Bin Laden implied in U.S. television interviews in 1997 and 1998 that his followers would follow the example of World Trade Center bomber Ramzi Yousef, and ‘bring the fighting to America.’

After US missile strikes on his base in Afghanistan in 1998, bin Laden told followers he wanted to retaliate in Washington, according to a foreign intelligence service. An Egyptian Islamic Jihad operative told an agent of a foreign intelligence service at the same time that bin Laden was planning to exploit the operative’s access to the US to mount a terrorist strike….

A clandestine source said in 1998 that a bin Laden cell in New York was recruiting Muslim-American youth for attacks.

This document proves that the CIA, FBI, as well as President Bush, knew by August 6, 2001, who had operative access: Atta. No one enjoyed such access to the US as Atta. But the CIA, FBI and Bush did nothing to stop him.

I have collected in Italy evidence that the Iraq War was decided on by the U.S. government before the 9/11 attacks with the help of the Italian Secret Service. According to Michel Chossudovsky, the 9/11 attacks were used as a pretext for war, having had as background the many years of CIA creation of, and support for, the terrorist network now known as al Qaeda. Today there is a danger of a new “preventive war” against Iran by the USA. This could be terrible for the people of the world and could even destroy a large part of humanity.

The only possibility for achieving justice is to submit the best evidence concerning the involvement of specific individuals in 9/11 to the Prosecutor of the International Criminal Court and ask him to investigate according to the articles 12, 13, 15 and 17, letters a and b, of the Statute of the ICC, recalling also the preamble of the Statute:

Recognizing that such grave crimes threaten the peace, security and the well being of the world,
Affirming that the most serious crimes of concern to the international community as a whole must not go unpunished and that their effective prosecution must be ensured by taking measures at the national level and by enhancing international cooperation,
Determined to put an end to impunity for the perpetrators of these crimes and
thus to contribute to the prosecution of such crimes,
Recalling that the duty of every state to exercise its jurisdiction over those
responsible for international crimes, …


Ferdinando Imposimato

Lawyers for 9/11 Truth Member to Refer 9/11 to International Criminal Court

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------

http://www.antimafiaduemila.com/2012091138825/crisi/imposimato-a-11-anni-da-quell11-settembre-era-strategia-della-tensione.html

Imposimato: a 11 anni da quell'11 settembre: era Strategia della Tensione

di Ferdinando Imposimato

11 settembre 2012


Gli attentati dell'11/9 sono stati un'operazione globale di terrorismo di Stato consentita dall'amministrazione degli USA, che sapeva già dell’azione ma è rimasta intenzionalmente non reattiva al fine di fare la guerra contro l'Afghanistan e l'Iraq. Per dirla in breve, gli eventi dell'11/9 erano un caso di Strategia della Tensione messa in atto dai poteri politici ed economici negli Stati Uniti per perseguire vantaggi in capo all'industria petrolifera e delle armi.

Anche l'Italia è stata una vittima della "Strategia della Tensione" della CIA, attuata in Italia dai tempi della strage di Portella della Ginestra, in Sicilia, nel 1947, fino al 1993.

Ci sono molte prove di una tale strategia, sia circostanziali che scientifiche. Le relazioni del National Institute of Standards and Technology (NIST), del 20 novembre 2005, hanno sancito le conclusioni di seguito esposte.

Gli aerei che hanno colpito ciascuna delle torri gemelle hanno causato tanto una breccia quanto un'esplosione evidenziata da una gigantesca palla di fuoco. Il carburante rimanente fluiva verso i piani inferiori, alimentando gli incendi. Il calore degli incendi deformava le strutture degli edifici così che entrambe le torri sono crollate completamente da cima a fondo. Molto poco è rimasto di quanto era di qualsiasi dimensione dopo questi eventi, a parte i frammenti in acciaio e in alluminio e i detriti polverizzati provenienti dai pavimenti in cemento. Anche l’edificio 7 del World Trade Center crollò: lo fece in un modo che risultava in contrasto con l'esperienza comune degli ingegneri.

Il rapporto finale del NIST ha affermato che gli attacchi aerei contro le torri gemelle erano la causa dei crolli per tutti e tre gli edifici: WTC1, WTC2 e WTC7.

Tutti e tre gli edifici sono crollati completamente, ma l'edificio 7 non fu colpito da un aereo. Il crollo totale del WTC7 ha violato l'esperienza comune ed era senza precedenti.

Il rapporto del NIST non analizza la reale natura dei crolli. Secondo gli esperti intervenuti nel corso delle Udienze di Toronto (“Toronto Hearings”, 8-11 settembre 2011), i crolli avevano caratteristiche che indicano esplosioni controllate. Sono d'accordo con l’architetto Richard Gage e l’ingegnere Jon Cole, entrambi professionisti di grande esperienza, che sono arrivati alle loro conclusioni attraverso test affidabili, prove scientifiche, e la testimonianza visiva di persone insospettabili, tra cui i vigili del fuoco e le vittime.

L'autorevole teologo David Ray Griffin ha descritto con grande precisione perché l'ipotesi di demolizione controllata dovrebbe essere presa in considerazione. Vari testimoni hanno sentito raffiche di esplosioni.

Secondo il NIST il crollo dell'edificio 7 è stato causato da incendi provocati dal crollo delle torri gemelle. Il chimico e ricercatore indipendente Kevin Ryan, tuttavia, ha dimostrato che il NIST ha dato versioni contraddittorie del crollo dell'edificio 7. In un rapporto preliminare del NIST dichiarava che il WTC7 fu distrutto a causa di incendi provocati da gasolio conservato nel palazzo, mentre in una seconda relazione questo combustibile non era più considerato come la causa del crollo dell'edificio. Ulteriori commenti sulla versione degli eventi data dal NIST sono stati formulati da David Chandler, un altro testimone esperto intervenuto nel corso delle Udienze di Toronto. Nonostante la presunzione del NIST in merito a tre distinte fasi di crollo, Chandler ha sottolineato che molti video disponibili dimostrano che per circa due secondi e mezzo l'accelerazione dell’edificio non può essere distinta da una caduta libera. Il NIST è stato costretto a concordare con con questo fatto empirico come sottolineato da Chandler, e ora comprensibile per chiunque.

Peter Dale Scott, un altro testimone alle Udienze di Toronto, ha dimostrato l'esistenza di un modello d’azione sistematico della CIA volto a bloccare importanti informazioni nei confronti dell'FBI, anche quando l'FBI avrebbe normalmente diritto di ottenerle. Inoltre, ci sono ulteriori elementi di prova contro George Tenet e Tom Wilshire. Secondo l'ex capo dell’antiterrorismo della Casa Bianca, Richard Clarke (intervista rilasciata alla televisione francese e tedesca come parte di un documentario di Fabrizio Calvi e Christopf Klotz ,31 agosto 2011, nonché l'intervista con Calvi e Leo Sisti, "Il Fatto Quotidiano ", 30 agosto 2011) la CIA era a conoscenza dell’imminente attacco dell’11/9.

Inoltre, dal 1999 la CIA aveva indagato Khalid al-Mihdhar e Nawaf al-Hamzi, entrambi sauditi, che sono stati associati con l'aereo della American Airlines che ha colpito il Pentagono. La CIA era stata informata che Khalid al-Mihdhar e Nawaf al-Hamzi erano arrivati negli Stati Uniti all'inizio del 2000. È legittimo dedurre che Tenet, capo della CIA, e Wilshire, secondo Peter Dale Scott una "figura chiave" nella Alec Station, bloccarono gli sforzi di due agenti dell'FBI, Doug Miller e Mark Rossini, intesi a notificare al centro FBI che uno dei partecipanti alla riunione di Kuala Lumpur, al-Mihdhar, aveva ottenuto un visto USA attraverso il consolato degli Stati Uniti a Jeddah. Il professor Scott, basandosi sulla ricerca di Kevin Fenton, cita 35 occasioni in cui i dirottatori sono stati protetti in questo modo, a partire dal gennaio del 2000 al 5 settembre 2001. Con riferimento al precedente di questi incidenti, il motivo di questa protezione era evidentemente, secondo Fenton, «per coprire un'operazione della CIA che era già in corso.»

Ulteriore prova indiziaria contro Tenet e Wilshire è la seguente. Il 12 luglio 2001 Osama bin Laden si trovava nell’ospedale americano di Dubai. Fu visitato da un agente della CIA. Questa informazione è stata data a Le Figaro, che ha anche riferito che bin Laden era stato operato in questo ospedale, essendo arrivato da Quetta (Pakistan). Questa informazione è stata confermata da Radio France International, che ha rivelato il nome dell'agente che ha incontrato bin Laden: Larry Mitchell. Tenet e Wilshire, consapevoli della presenza di bin Laden negli Emirati Arabi Uniti, non sono riusciti a farlo arrestare né estradare, anche se i documenti dell'FBI e della CIA lo ritenevano responsabile di massacri in Kenya e Tanzania.

L'insider trading è una forte ulteriore prova contro la CIA, l’FBI e il governo degli Stati Uniti.

Gli articoli del professor Paul Zarembka, così come da Kevin Ryan e altri, dimostrano che tali casi di insider trading hanno avuto luogo nei giorni immediatamente precedenti rispetto agli attentati. Eppure questi casi di insider trading sono stati negati dall'FBI e dalla Commissione d’inchiesta sull’11/9.

Ulteriore prova contro la CIA e l'amministrazione degli Stati Uniti è la seguente. Mohammed Atta, almeno a partire dal maggio 2000, era sotto sorveglianza della CIA in Germania, secondo la Commissione sull’11/9, sia perché era accusato sin dal 1986 di attentati contro Israele, sia perché era stato sorpreso mentre acquistava grandi quantità di prodotti chimici per l'uso in esplosivi a Francoforte (The Observer, 30 settembre 2001). È stato indagato dal servizio segreto egiziano e il suo telefono cellulare era sotto controllo. Nel novembre del 1999 Mohammed Atta lasciò Amburgo, andò a Karachi, in Pakistan, e poi a Kandahar. Qui ha incontrato bin Laden e lo sceicco Omar Saeed (secondo la rivista specializzata in questioni di sicurezza interna GlobalSecurity.org, alla voce "Movements of Mohammed Atta"). Dopo giugno 2000 gli USA hanno continuato a monitorare Atta, intercettando le sue conversazioni con Khalid Sheikh Mohammed, considerato il regista del 9/11, che ha vissuto in Pakistan.

Una forte prova del fatto che la CIA era a conoscenza dei movimenti irregolari di Atta dagli Stati Uniti verso l'Europa e all’interno degli Stati Uniti è il documento declassificato della CIA inviato dall'Agenzia a G.W Bush (President’s Daily Brief – Ndt: “relazione breve giornaliera per il presidente”). Questo documento, del 6 agosto 2001, dice: «Bin Laden determinato a colpire in USA.» E continua: "relazioni di provenienza clandestina, di governi stranieri, e dei media indicano che bin Laden sin dal 1997 ha voluto condurre attacchi terroristici negli Stati Uniti. Bin Laden ha inteso in interviste a televisioni statunitensi nel 1997 e nel 1998 che i suoi seguaci avrebbero seguito l'esempio dell’attentatore del World Trade Center Ramzi Yousef, e avrebbero “portato i combattimenti in America”.»

Dopo gli attacchi missilistici degli Stati Uniti sulla sua base in Afghanistan nel 1998, bin Laden disse ai seguaci che voleva infliggere una rappresaglia a danno di Washington, secondo un servizio di intelligence straniero. Un membro operativo egiziano della Jihad islamica ha rivelato a un agente di un servizio segreto straniero, nel frattempo, che bin Laden aveva intenzione di sfruttare l'accesso operativo agli Stati Uniti per organizzare un attacco terroristico ...

Una fonte clandestina ha affermato nel 1998, che una cellula di bin Laden a New York stava reclutando giovani musulmani americani per gli attentati.

Questo documento dimostra che la CIA, l’FBI, così come il presidente Bush, conoscevano già dal 6 agosto 2001 chi aveva un accesso operativo: Atta. Nessuno ha goduto di un tale accesso negli Stati Uniti quanto Atta. Ma la CIA, l’FBI e Bush non hanno fatto nulla per fermarlo.

In Italia ho raccolto prove che la guerra in Iraq è stata decisa dal governo degli Stati Uniti prima degli attacchi dell'11/9 con l'aiuto dei servizi segreti italiani. Secondo Michel Chossudovsky, gli attacchi dell'11/9 sono stati usati come pretesto per la guerra, avendo avuto come sfondo i molti anni in cui si è avuta la creazione e il sostegno da parte della CIA della rete terroristica ora conosciuta come al-Qa’ida. Oggi c'è il pericolo di una nuova "guerra preventiva" contro l'Iran da parte degli Stati Uniti. Questo potrebbe essere terribile per la gente di tutto il mondo e potrebbe anche distruggere una gran parte dell'umanità.

L'unica possibilità per avere giustizia è quello di presentare le migliori prove relative al coinvolgimento di singoli individui nei fatti dell’11/9 al Procuratore della Corte penale internazionale chiedendogli di indagare in base agli articoli 12, 13, 15 e 17, lettere a e b, dello Statuto della Corte penale internazionale, ricordando anche il preambolo della Statuto:

  • Riconoscere che tali gravi reati minacciano la pace, la sicurezza e il benessere del mondo,
  • Affermare che i reati più gravi che sono motivo di allarme per la comunità internazionale nel suo insieme non debbano rimanere impuniti e che la loro repressione debba essere efficacemente garantita mediante provvedimenti adottati a livello nazionale ed attraverso il rafforzamento della cooperazione internazionale,
  • Essere determinati a porre fine all'impunità degli autori di tali crimini e quindi di contribuire al perseguimento di tali reati,
  • Ricordare il dovere di ogni Stato di esercitare la propria giurisdizione nei confronti dei responsabili di reati internazionali ...

Ferdinando Imposimato, settembre 2012.

Fonte: http://www.journalof911studies.com/resources/2012-September---Imposimato-letter.pdf.

Il testo in inglese è stato trascritto anche QUI.

Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.

ferdinando imposimato megachFerdinando Imposimato è presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione ed ex senatore e deputato. A lungo ha fatto parte della Commissione bicamerale Antimafia.

Da magistrato ha istruito alcuni tra i più importanti processi sul terrorismo (il caso Aldo Moro, l'attentato al papa Giovanni Paolo II, il caso Bachelet). Ha scoperto la “pista bulgara” e altre connessioni terroristiche internazionali. Innumerevoli i processi contro mafia e camorra. Tra gli altri, ha istruito il caso Michele Sindona e il processo alla Banda della Magliana.

È autore o co-autore di sette libri sul terrorismo internazionale, la corruzione statale, e di questioni connesse, nonché Grand'Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana.

------------------------------------------------------------------------------------------------------------

http://www.reopen911.info/News/2011/11/15/justice-le-juge-italien-imposimato-explique-comment-et-pourquoi-il-va-denoncer-ladministration-bush-et-la-cia-devant-la-cour-penale-internationale-de-la-haye-video/

video in italiano at link with french subtitles

Imposimato sur Pandora TV : "11 Septembre : jusqu’à aujourd’hui aucun procès, aucune vérité. Nous, nous allons essayer."

publié sur Megachip, le 4 nov. 2011

Traduction GV pour ReOpenNews

Lors d’une interview effectuée par le journaliste et ex-député européen Giulietto Chiesa sur PandoraTV.it, le Président honoraire de la Cour de Cassation Ferdinando Imposimato confirme son intention de présenter une plainte devant la Cour pénale internationale de La Haye afin de pouvoir lancer un procès à charge contre les institutions qui ont contribué à la tragédie du 11 septembre 2001.

M. Imposimato avait déjà annoncé ce projet retentissant. Mais pratiquement aucun média ne s’en est fait l’écho jusqu’ici. Il en [a de nouveau] parlé à l’occasion de la conférence de presse [qui a réuni ZERO journalistes et ZERO parlementaires, hormis les 3 qui l’organisaient – NdT] le 3 novembre dernier, en compagnie de l’ex-sénateur US Mike Gravel, celui qui révéla devant le Congrès américain les Pentagon Papers, sorte de Wikileaks des années 60 concernant les secrets de la guerre du Vietnam.

Le magistrat italien a participé, en tant que juge d’instruction, aux procès d’affaires de terrorisme parmi les plus importantes de l’histoire italienne, comme celle de l’affaire Aldo Moro, ou de la tentative d’assassinat contre Jean-Paul II, révélant pour le coup l’interférence diffuse entre le terrorisme en Italie et les services secrets de différents pays, y compris ceux israéliens et russes.

Dans cette interview conduite par Giulietto Chiesa, Imposimato insiste sur l’insuffisance absolue des enquêtes officielles menées jusqu’à aujourd’hui sur les attentats du 11/9, sans aucun respect des règles « standards » communément appliquées lors des « Dual Process » anglo-saxons. Le magistrat évoque le cas de l’effondrement des Tours, au cours duquel ces dernières ce sont littéralement désintégrées en quelques secondes, un phénomène analysé officiellement uniquement par des agences spécialisées liées au gouvernement US, comme le National Institute of Standards & technology (NIST).

« Pour des cas comme celui-là – explique Imposimato – dans n’importe quel pays du monde, d’abord il y a un procès public, contre les responsables », autrement dit le vaste réseau des complices des présumés pirates. « Au cours de ce procès public, il faudrait donner la possibilité aux victimes, aux familles de victimes du 11/9, d’apporter leur contribution, leur savoir, au travers de leurs propres experts. Car d’après les règles du "Dual process of Law", qui ont été définies justement aux États-Unis, un pays de "Common Law", il ne faut pas que ces vérifications soient faites par une seule autorité, celle qui défend l’État, qui est potentiellement responsable de ces faits, mais qu’elles soient menées de façon contradictoire. D’un côté, vous avez l’expert du Ministère public, du prosecutor, et de l’autre vous avez l’expert nommé par les familles de victimes

Chiesa demande à Imposimato s’il ne lui semble pas étrange qu’à part le procès de Moussaoui – lequel n’a pas participé aux attentats puisque le 11 septembre 2001 il était en prison – aucun procès n’ait eu lieu concernant cette tragédie. « C’est l’indice d’une volonté de dissimuler les attentats qui ne s’est pas vue ailleurs dans le monde. » s’insurge Imposimato, qui ajoute : « nous ne pouvons pas accepter une vérité qui nous vient du NIST. » Dans la suite de l’entretien, Imposimato réduit en miettes, juriquement parlant, les bribes d’investigations menées jusqu’à maintenant, comme les « aveux » extorqués sous la torture au cerveau présumé des attentats, Khalid Sheikh Mohammed, qui sont parfaitement inutilisables lors d’un procès, quel qu’il soit.

Le magistrat, auteur du livre «Terrorismo internazionale, la verità nascosta » (Koiné, 2002) (Terrorisme international, la vérité cachée) explique que les règles de la Cour pénale internationale (CPI) s’appliquent même aux pays qui n’ont pas ratifié la convention ni reconnu formellement sa juridiction : ce fut le cas, par exemple, pour la Libye de Kadhafi, et juridiquement parlant, c’est exactement la même chose pour l’Administration américaine. La plainte ne pourra donc pas être prise à la légère

TRANSCRIPT DE L’INTERVIEW DE FERDINANDO IMPOSIMATO par GIULIETTO CHIESA

Ferdinando Imposimato : En fait, je m’occupe du 11-Septembre depuis presque 11 ans. Paradoxalement, j’ai commencé à m’intéresser à la possibilité d’un attentat sur le territoire des États-Unis depuis 2000, pour la simple raison que j’avais lu dans plusieurs journaux ou documents des déclarations d’Oussama Ben Laden sur la possibilité d’un attentat sur le sol américain. Le 11 septembre 2001, je devais être aux USA, pour représenter une ONG qui s’occupe de lutte antidrogue, mais je n’y suis pas allé parce que je craignais que ne se produise précisément ce genre d’événement. Ça avait été annoncé plusieurs fois, je ne suis pas magicien, j’étudie simplement les indices et finalement je n’y suis pas allé. Je suis surpris que la Commission qui a enquêté sur les faits du 11/9, l’une des 2 commissions, ait dit que ces attentats furent une surprise. Comment peuvent-ils dire que ce fut une surprise si moi, modeste juge, ex-juge d’instruction du Tribunal de Rome, j’ai pu avoir cette sensation à partir des éléments qui émergeaient publiquement, et eux parlent de surprise, au moment où les autorités US avaient reçu une multitude d’informations qui laissaient entrevoir un attentat de ce type.

Giulietto Chiesa : Vous dites qu’il y a eu "Participation active à une tragédie" d’une partie des autorités.

Ferdinando Imposimato : Les faits sont les suivants : la CIA savait pertinemment que Mohammed Atta préparait des attentats, et la CIA suivait et surveillait Atta depuis 1998 en Allemagne, à Hambourg. Même la Commission reconnait ce fait. La CIA a pisté Mohammed Atta, au moyen d’écoutes téléphoniques en Allemagne jusqu’au 2 juin 2000. Mohammed Atta part alors de Hambourg pour Venice (Floride), et commence son entrainement à l’école de pilotage Huffman.

Ici, il faut évoquer une série de faits qui se sont produits : Mohammed Atta ne possédait pas de visa en règle de type M1, ce qu’il aurait dû avoir. Il a obtenu un visa du Consulat de Djeddah (Émirats Arabes Unis), lequel était géré par la CIA, comme l’ont dit plusieurs témoins. Donc la CIA contrôlait parfaitement toutes les personnes qui délivraient les visas. Cela constitue le "vice" de cette affaire, car au consulat de Djeddah, ont été fournis des visas et des passeports qui n’auraient pas dû l’être, puisqu’ils concernaient des terroristes qui avaient déjà été signalés comme terroristes par l’Arabie Saoudite. Ces individus sont partis en janvier 2001, le 15 janvier 2001, pour Los Angeles. La CIA le savait pertinemment, puisque c’est elle qui avait délivré les visas, vu qu’elle est présente au consulat de Djeddah, pourtant, la CIA n’a pas averti le FBI.

Giulietto Chiesa : Dr. Imposimato, excusez-moi, mais non seulement la CIA savait, mais le FBI savait aussi, puisque selon l’enquête officielle numéro 1, qui était secrète, mais que nous commençons à mieux connaître, ces documents sont parvenus à la 2e Commission, la Commission officielle sur le 11/9, et que mis à part Mohammed Atta, deux autres terroristes ont habité pendant 10 mois, à partir du 15 janvier 2001, à San Diego en Californie, chez un agent du FBI, Abdus Sattar Shaikh De plus, ils ont reçu de l’argent d’un autre agent du FBI, al-Bayoumi.

Ferdinando Imposimato : Attention, il faut faire la distinction. Certains agents du FBI ont dénoncé ces faits. L’un d’eux est Kenneth Williams, qui est cité dans le livre de Jesse Ventura. Il faut lire attentivement ces documents, dans lesquels il est écrit que des agents ont fait leur devoir en avertissant le siège. Le chef du FBI était alors Robert Mueller, je crois. Et bien, il existe une règle de droit internationale qui dit que si une autorité a connaissance d’actes qui sont sur le point de se produire, et qu’elle n’agit pas pour les empêcher, cette autorité, cette personne, ce sujet "participe" aux attentats. C’est écrit dans le Code pénal italien, article 40.

Ne pas empêcher un acte que le devoir demande d’empêcher équivaut à le perpétrer. Article 40 du Code pénal italien. On retrouve cette règle dans le Code pénal fédéral des États-Unis, qui parle de « causes », et qui s’applique aussi bien à la participation active qu’à celle par omission.

Tout cela en considérant la meilleure des hypothèses, à savoir que la CIA savait, mais n’a rien fait pour empêcher l’événement. Il faut aussi examiner, approfondir, une autre hypothèse, celle où la CIA aurait soutenu activement ces terroristes, car elle les a aidés en leur fournissant des visas alors qu’elle n’aurait pas dû, puisqu’il s’agissait de personnes déjà soupçonnées de terrorisme, et en leur permettant de demeurer sur le territoire des USA et de s’entrainer dans les écoles de pilotage, et là c’est un comportement actif. Nous avons donc d’un côté un comportement par omission, pour ne pas avoir empêché les attentats, bien qu’ils aient su à l’avance, et d’autre part un comportement actif, par la délivrance des visas, mais aussi par le financement de Mohamed Atta et des autres, à travers un certain Ahmed Omar Saeed Sheikh, un individu bien connu de la CIA, un citoyen anglais qui était en contact avec l’ISI, les services secrets pakistanais, et le chef de l’ISI est précisément celui qui, d’après des informations provenant du FBI, aurait ordonné, le chef de l’ISI à ce Sheikh Omar, le versement de 120.000 dollars à Mohammed Atta.

Un an avant l’attaque contre les Tours Jumelles, [Atta] aurait reçu cette somme par l’intermédiaire d’une banque située aux Émirats arabes unis. Ceci est un fait reconnu, et qui a mené à la démission du chef de l’ISI. Mais d’après le Code pénal de n’importe quel pays, cette personne aurait dû être inculpée ! pour "complicité de crime". La connaissance du financement par le chef de l’ISI imposait à toute autorité judiciaire dans le monde d’inculper le chef de l’ISI de "complicité de crime", de "complicité morale".

Ce ne sont que des exemples pour montrer que sur ces faits, il fallait, et il faut investiguer, car ce sont des faits qui exigent une enquête de la part des autorités judiciaires américaines. Si ces autorités ne font pas cette enquête, quelqu’un d’autre devra le faire à leur place.

Giulietto Chiesa : Je voudrais vous poser une question : pourquoi selon vous la Commission sur le 11/9 n’a pratiquement pas abordé ces points.

Ferdinando Imposimato : Il y a visiblement eu une volonté de dissimuler ces faits extrêmement embarrassants. Je ne parle pas d’accusations génériques contre toute l’administration américaine, ou contre l’Amérique, je parle de faits précis qui concernent des personnes dans les hautes sphères de la CIA, et du chef du FBI. Car le chef du FBI a été régulièrement informé par des rapports envoyés les 6 juillet, 10 juillet, 15 juillet, 6 août par de courageux et loyaux agents du FBI. Et aucune suite n’a été donnée à ces informations.

Giulietto Chiesa : Bien. Vous faites référence aux 3 Tours détruites ce matin-là. Enfin, 2 le matin, frappées par les avions, et l’autre l’après-midi, sans qu’aucun avion ne la percute. Il me semble avoir compris que vous croyez à une certaine préparation qui irait au-delà de l’activité de supposés terroristes, car pour faire s’effondrer les Tours en les minant à l’avance, il faut que quelqu’un l’ait fait, et ce ne sont pas les terroristes qui ont pu faire cela.

Ferdinando Imposimato : Je ne suis pas un scientifique, et pour ces aspects, le juge, le Ministère public (prosecutor) doit s’en remettre à un scientifique. Il ressort de l’analyse faite par ces scientifiques, il apparait clairement qu’il est impossible qu’un bâtiment doté de structures métalliques, extrêmement robustes, dans une partie au moins de l’édifice, puisse se désagréger et s’effondrer en quelques secondes. J’ai moi-même vu tomber cette tour, et qui se désintégrait en quelques secondes. Car cela est en contradiction avec la présence d’une structure en acier à l’intérieur.

Alors pour moi, dans ces cas-là, dans n’importe quel pays du monde, d’abord il y a un procès public, contre les responsables, Moussaoui, le chef de l’ISI, contre ceux qui sont identifiés comme complices des [pirates] qui sont morts. Au cours de ce procès public, il faudrait donner la possibilité aux victimes, aux familles de victimes du 11/9, d’apporter leur contribution, leur savoir, au travers de leurs propres experts. Car d’après les règles du "Dual process of Law" qui ont été définies justement aux États-Unis, un pays de "Common Law", il ne faut pas que ces vérifications soient faites par une seule autorité, celle qui défend l’État, qui est potentiellement responsable de ces faits, mais qu’elles soient menées de façon contradictoire. D’un côté, on a l’expert du Ministère public, du prosecutor, et de l’autre vous avez l’expert nommé par les familles de victimes.

Giulietto Chiesa : Vous ne trouvez pas bizarre que durant ces 10 années, à part le procès Moussaoui qui n’a pas participé aux attentats puisqu’il était en prison, aucun procès n’ait eu lieu aux USA, personne n’a été jugé.

Ferdinando Imposimato : C’est très surprenant, et c’est surtout l’indice d’une volonté de dissimuler les attentats qui ne s’est pas vue ailleurs dans le monde. D’après moi, il faudrait un procès public aux États-Unis, pour donner la possibilité aux parties intéressées, sans parler du recours collectif qui peut s’appliquer à tous les citoyens, mais surtout pour permettre aux familles de victimes de connaitre la vérité, qui n’est pas celle officielle. Car nous ne pouvons pas accepter une vérité qui nous vient du NIST.

Giulietto Chiesa : Laissez-moi vous poser une question sur l’aspect juridique. Quelle est la valeur des témoignages de ces personnes qui ont été, comme Khalid Sheikh Mohammed, soumises à de multiples séances de "Waterboarding" ?

Ferdinando Imposimato : Aucune valeur.

Giulietto Chiesa : Même aux USA ?

Ferdinando Imposimato : Oui, même aux USA, car il existe des règles universelles sur le procès juste. Rappelez-vous que les USA ont signé des conventions internationales, j’en citerai une : Le pacte international des droits civils et politiques, signé à New York en décembre 1966, a été ratifié par les USA. Dans cette convention, les USA s’engagent à respecter les règles du "procès juste", de respecter les témoins, les accusés, et si l’on force quelqu’un et que cela porte atteinte à la crédibilité d’une version, d’un témoin, qui ne parle pas spontanément, qui collabore avec la justice, mais de façon forcée et non spontanée, cette collaboration n’a pas de valeur, d’autant que cette collaboration s’est faite hors de toute présence des défenseurs des parties civiles. Ce témoignage n’a absolument aucune valeur.

Giulietto Chiesa : Nous sommes à 1000 lieues de cela, puisque les deux coprésidents de la Commission d’enquête ont écrit un livre où ils expliquent qu’ils n’ont rien vu de ces interrogatoires, et même la Commission d’enquête n’a pas eu accès ni aux enregistrements, ni les procès-verbaux de l’interrogatoire. Et donc, c’est le noir le plus total.

Ferdinando Imposimato : Oui, mais il est possible de mettre tout cela au clair. D’abord parce que le secret d’État, par rapport à des faits relevant d’une tragédie, ne peut pas être utilisé. Ceci est une règle universelle qui vaut pour l’Italie, pour les États-Unis. Et donc, il n’est pas possible d’invoquer le secret d’État pour empêcher la divulgation de documents cruciaux pour l’enquête

Giulietto Chiesa : Même aux USA ?

Ferdinando Imposimato : Oui, même aux USA. Car cela s’applique à la sécurité, mais quelle sécurité ? Nous parlons ici de la nécessité de savoir la vérité sur des faits qui ont vu la mort de 3000 personnes. Le secret d’État doit être écarté, d’abord parce qu’il est anticonstitutionnel et contraire aux conventions internationales. Ensuite, le statut de la Cour pénale internationale (CPI, ci-contre) établit des règles qui selon moi s’appliquent à tous les pays, même ceux qui ne l’ont pas signé.

Giulietto Chiesa : Selon vous, pourquoi est-ce que l’administration Obama, qui est arrivée après l’administration Bush qui est mise en cause dans cette tragédie, n’a-t-elle rien fait pour éclaircir cette affaire ?

Ferdinando Imposimato : D’après moi, il y a d’abord le problème qu’il n’est pas bien informé sur le sujet. Car les gens ont pratiqué la désinformation. Ici il y a eu une opération continue de désinformation. Car si vous regardez ce qui s’est passé après le 11-Septembre, à propos du Nigergate(*), vous vous rendez compte que cette affaire du Nigergate, consistant à construire toute une série de mensonges éhontés pour justifier de l’intervention armée en Irak, on la doit à la désinformation pratiquée par certains journaux, et à certains journalistes, comme Judith Miller, ou d’autres journaux, le Washington Post, le New York Times, et malheureusement aussi La Repubblica, qui a écrit avant même le début de la guerre en mars 2003, des choses qu’elle a dû démentir par la suite. Quand on a découvert tous ces mensonges, après la guerre, c’était devenu inutile… D’abord, ils ont alimenté la théorie de la nécessité de la guerre préventive, ensuite il y a eu la guerre, et seulement après ils ont reconnu leur erreur, mais c’était inutile. Et puis la guerre a continué pendant 7 ans.

Giulietto Chiesa : …et encore aujourd’hui

Ferdinando Imposimato : Alors, selon moi, Obama n’a pas une connaissance parfaite, car même Obama ne sait pas tout, il lit les journaux. J’ai moi-même lu les articles dans le Corriere della Sera, de personnages qui sont venus en Italie pour théoriser la nécessité de la guerre préventive. Et cela a mené à une désinformation totale, car nos journaux se sont prêtés au jeu, et ont servi de caisse de résonance aux fausses informations diffusées aux USA.

Giulietto Chiesa : Mais quand le Secrétaire d’État Collin Powell, devant le conseil de Sécurité de l’ONU, déclare en public "nous avons les preuves" et montre une fiole noire en disant "nous avons les preuves que Saddam Hussein a des armes de destruction massive", n’est pas aussi une sorte de crime ?

Ferdinando Imposimato : C’est à mi-chemin entre la stupidité et la mauvaise foi. On ne sait pas bien, car ce n’est pas une flèche ce Colin Powell. J’opterais plus pour la stupidité que pour la mauvaise foi, car on ne dit pas comme ça qu’on a les preuves… Bush lui-même a déclaré, après la guerre, qu’il s’agissait d’une erreur. Ce n’était pas une erreur. C’était préparé. Et une dernière chose, extrêmement grave. Lors de l’instruction menée par la Commission sur le 11/9, il est mentionné que la CIA a établi un lien entre le 11-Septembre et Saddam Hussein. Ceci est un mensonge éhonté qui a été démenti par cette même commission, mais cela signifie que la CIA a tenté de construire ce lien pour attribuer la responsabilité à Saddam Hussein, et pour justifier la guerre. Alors, comme vous le voyez, on ne peut pas regarder de façon isolée les faits du 11/9. il faut regarder ce qui s’est passé avant, et après.

Giulietto Chiesa : Entièrement d’accord, aucun doute là-dessus. Résumons : vous vous proposez de porter ces faits à l’attention de la Cour pénale internationale de La Haye. Cela m’amène à deux questions : d’abord, les États-Unis ne reconnaissent pas la "territorialité", l’intervention de ce tribunal sur les affaires internes aux USA. Il y a eu bien sûr des implications internationales gigantesques. Juste après le 11/9, les USA ont demandé une réunion de l’OTAN, qui a eu lieu le 1er octobre 2001, et les États-Unis se sont présentés à Bruxelles en disant "nous avons les preuves". Or ces preuves n’ont jamais été rendues publiques. Et donc, c’est aussi une affaire européenne. Cela s’est passé en Europe dans le cadre de l’Alliance atlantique, avec une affirmation qui n’a pas été suivie de faits. Reste le point sur lequel je voudrais insister : La Cour pénale internationale de La Haye, que peut-elle faire, et selon vous, comment pourrait-elle réagir à une initiative de ce type qui a des répercussions mondiales, puisque l’histoire de ces 10 dernières années, si vous avez raison, et je pense que c’est le cas, doit être entièrement réexaminée.

Ferdinando Imposimato : Alors, nous avons le droit et le devoir de connaître la vérité, car ce qui s’est produit le 11-Septembre ne concerne pas seulement les USA, cela concerne l’humanité tout entière. Car, de cet événement, sont nées deux guerres. Et cela a déclenché la crise mondiale que nous vivons, qui a pris ses racines dans les événements du 11/9. Ce n’est donc pas une affaire qui relève de la curiosité historique et basta, c’est une obligation pour éviter que ne se produisent d’autres guerres préventives de ce genre, car ce risque existe bel et bien. Donc, nous avons le devoir de demander, et nous l’avons fait officieusement, aux autorités américaines d’enquêter sur ces faits précis. Si les autorités US ne font rien, comme je le crains, nous devrons nous adresser à La Haye, à la Cour pénale internationale de La Haye. Cette Cour, peut selon moi, et selon l’usage, intervenir même à l’encontre de pays qui n’ont pas ratifié les statuts de la Cour pénale internationale. Par exemple, Kadhafi n’a pas signé ces statuts, pourtant ils ont lancé un mandat d’arrêt contre lui. Cela montre bien que la Cour pénale internationale n’a pas besoin de la ratification d’un pays pour intervenir à son encontre. Si la CPI a pu lancer ce mandat d’arrêt contre Kadhafi, le chef d’un État qui n’était pas signataire des statuts, cela signifie que la CPI peut intervenir, et c’est logique. Car il existe des pays où les droits humains sont violés, où sont commis des crimes contre l’humanité, sur lesquels la CPI est compétente comme le stipule l’article 7 des statuts. Et bien, lorsque de tels crimes sont commis, la CPI peut intervenir, même par la force, pour réprimer ces crimes. Par conséquent, même si l’Amérique n’a pas ratifié les statuts de la CPI, cela ne constitue pas un obstacle à l’affirmation de la juridiction de la CPI vis-à-vis des États-Unis. Bien sûr, c’est un pays démocratique, très puissant, mais les règles sont ce qu’elles sont. Je voudrais d’ailleurs rappeler une chose. Il y a eu récemment la dénonciation par un citoyen contre le Vatican. Le Vatican n’a pas ratifié non plus [ces statuts]. Et donc, la CPI, après avoir procédé à toutes les vérifications, recueilli et évalué toutes les preuves, peut tout à fait intervenir même dans les pays dans lesquels la justice n’est pas assurée, lorsque se produit une violation des droits humains, et les juger pour crimes contre l’humanité.

Giulietto Chiesa : Comment comptez-vous procéder techniquement vis-à-vis du tribunal, et quelles sont les possibles réactions "techniques", et pas seulement politiques que le tribunal est tenu de suivre ?

Ferdinando Imposimato : Nous allons nous adresser au Procureur de la CPI et lui remettre notre plainte la plus documentée possible, dans laquelle nous exposerons les faits, qui selon nous constituent une complicité de crime contre l’humanité, complicité active ou complicité par omission, et nous lui demanderons d’approfondir, de vérifier les faits, en écoutant les témoins que nous lui indiquerons, en examinant les documents, et en exigeant l’abolition du Secret d’État, puisque nous-mêmes n’avons pas eu accès à ces documents, tout comme la Commission. En somme, mener une instruction complète, afin d’établir s’il existe des éléments pour condamner, ou du moins pour juger les personnes responsables de ces faits.

Ferdinando Imposimato : Nous avons les idées claires. Nous voulons rassembler le maximum de données, de documents, de toute provenance, y compris de la presse sérieuse et responsable, et d’organismes officiels d’investigation. Et même de livres comme celui de Jesse Ventura, mais aussi des enquêtes. etc. Nous allons recueillir toutes les preuves et les indices pouvant être utiles pour reconstruire la dynamique des événements, et aussi les responsabilités de ceux qui avaient le devoir d’intervenir et qui ne l’ont pas fait, ou de ceux qui ont aidé les terroristes à accomplir les attentats du 11/9.

Giulietto Chiesa : Combien de temps peut prendre la réponse ? Y a-t-il un délai maximum ?

Ferdinando Imposimato : Non, pas de délai maximum. Ce n’est pas un délit contre une personne qui peut être poursuivie pour querelle partisane. Ce crime contre l’humanité, le 11-Septembre, comme d’autres, est un crime imprescriptible. Il peut être dénoncé à tout moment. Nous devons d’abord réunir tous ces documents, puis il faudra les trier, car on ne peut pas donner tout cela d’un seul coup, et enfin nous déposerons cette plainte que je signerai, en demandant à tous ceux qui voudront signer avec moi de le faire, après l’avoir lue, examinée, validée. Et donc, d’ici quelques mois, nous irons déposer cette plainte.

Giulietto Chiesa : Merci beaucoup.

Ferdinando Imposimato : Merci à vous.



Monday, 30 July 2012

syria retaliates: saudi prince bandar killed!

.
updated 5 august

http://www.voltairenet.org/Un-quotidien-saoudien-dement-la

english: Saudi daily denies Prince Bandar is dead

Un quotidien saoudien dément la mort du prince Bandar

4 août 2012


Le quotidien saoudien Arab News dément dans son édition du 4 août la mort du prince Bandar ben Sultan [1]. Arab News est un quotidien autorisé à parler au nom de la famille royale. Il est la propriété du prince Salman ben Abdulaziz, prince héritier et ministre de la Défense du royaume. L’auteur de l’article, Ali Bluwi, est journaliste économique et… consultant en communication de crise à… Washington.

Selon Arab News, la dépêche du Réseau Voltaire [2] aurait été écrite par Thierry Meyssan qui serait proche des services secrets iraniens (La Vanguardia assurait au contraire, également ce matin, qu’il était financé par le général déserteur Manaf Tlass, tandis que Le Monde de ce soir le qualifiait de « propagandiste de la dictature baasiste » – à défaut de répondre à ses objections, chacun de ces journaux agite l’épouvantail qui lui parait le mieux discréditer leur brillant contradicteur).

Selon le quotidien saoudien, le prince Bandar aurait participé à deux réunions officielles depuis son prétendu décès.

Le quotidien poursuit, toujours sous la signature du consultant en communication de crise : « Tous les sites internet [qui se sont intéressés au sort du prince Bandar] attendent une confirmation ou une infirmation [de la nouvelle] par le gouvernement saoudien. Mais cela n’aura pas lieu et le prince Bandar n’apparaîtra pas en public, à moins que des raisons politiques ou de sécurité le requièrent. La propagande iranienne et syrienne et leurs médias seront confondus ».

Arab News évoque l’attentat du 26 juillet et le possible décès de Mishaal Al-Qani, adjoint du prince Bandar, là encore sans confirmer, ni infirmer.

Prenant acte des informations d’Arab News sur les activités du prince Bandar, le Réseau Voltaire lui souhaite un prompt rétablissement et espère qu’aucune obligation officielle ne viendra troubler sa convalescence.

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

http://www.voltairenet.org/Syria-reportedly-eliminated-Bandar

italiano: http://www.voltairenet.org/La-Siria-avrebbe-eliminato-Bandar
français: http://www.voltairenet.org/La-Syrie-aurait-elimine-Bandar-ben

Syria reportedly eliminated Bandar bin Sultan in retaliation for Damascus bombing

29 July 2012

Though not yet announced by the Saudi authorities, the death of Prince Bandar bin Sultan bin Abdulaziz Al Saud has been confirmed to Voltaire Network by unofficial souces.

Prince Bandar had just been appointed head of Saudi intelligence on July 24: a promotion which was interpreted as a reward for having organized the attack in Damascus on July 18. The Saudi services, with logistical support from the CIA, had managed to blow up the headquarters of the Syrian National Security during a Crisis Cell meeting: Generals Assef Chaoukat, Daoud Rajha and Hassan Tourkmani were killed instantly. General Amin Hicham Ikhtiar died soon after from his wounds. This operation, called "Damascus Volcano" was the signal for the attack on the capital by a swarm of mercenaries, mainly coming from Jordan.

Prince Bandar was himself the target of a bomb attack on July 26, and subsequently succumbed to his injuries.

A brilliant and cynical personality, Prince Bandar was 63 years old. He was the son of Prince Sultan (irremovable defense minister from 1963 until his death in 2011) and of a slave. Confidant of King Fahd, Bandar was ambassador to Washington throughout his reign (1983-2005). He became close to George H. Bush (then Vice-President of the United States), who regarded him as an "adopted son," prompting the U.S. press to dub him "Bandar Bush". Endowed with an outstanding genius for covert action, he brokered the Al-Yamamah arms deal, managing to divert more than one billion pounds, according to British official sources. He then used this windfall, and many more, to finance the activities of jihadist groups around the world, including Al Qaeda.

In early 2010, Prince Bandar attempted to overthrow King Abdullah to place his own father on the throne. The plot failed and he was banished from the kingdom, but the monarch’s declining health enabled him to return to Saudi Arabia a year later. Since the death of Prince Sultan in October 2011, he had become the de facto leader of the Sudairi clan, the hawkish wing within the royal family.

His death constitutes a serious blow to the whole system of Western covert action in the Muslim world. It took Syria only one week to mount this spectacular reprisal operation.